Ansia. Conosciamola Meglio

Mi sento teso, nervoso, sono sempre preoccupato…; sono stressato, faccio sempre fatica a rilassarmi… Queste sono tutte parole dette da qualcuno che ha un problema con l’ansia.

Se ci troviamo in una situazione di stress per un periodo di tempo abbastanza lungo, l’ansia molto spesso è il risultato di questa situazione.

Come riconoscere i sintomi dell’ansia?

Cos’è l’ansia, cosa può causarla e cosa la mantiene?

Cos’è l’ansia?

L’ansia è qualcosa che tutti noi sperimentiamo molte volte nella nostra vita. L’ansia è una normale risposta a situazioni che consideriamo minacciose. È naturale sentirsi ansiosi per esempio se dobbiamo andare in ospedale per un intervento, o se dobbiamo sostenere un esame di guida per la patente, o sostenere un esame all’università. L’ansia entro certi livelli è persino utile, ad esempio quando è necessario eseguire bene o affrontare un’emergenza.

L’ansia diventa poco utile se non dannosa quando:

I sintomi di ansia, sebbene non siano pericolosi, possono dare molto fastidio e creare sofferenza.

I sintomi dell’ansia spaventano, in particolare se non si sa che questi sintomi sono solo segni dell’ansia.

A volte le persone con sintomi di ansia temono che ci sia qualcosa di gravemente sbagliato in loro. Questa preoccupazione può quindi produrre ancora più ansia che ovviamente fa aumentare le preoccupazioni!

Quando l’ansia è grave, può impedire alle persone di fare quello che vogliono fare.

Se l’ansia si prolunga a lungo può a volte può causare o peggiorare i problemi fisici, come problemi allo stomaco, alla pressione arteriosa, ecc.

Soffro di ansia?

Queste sono alcune tipiche esperienze di persone che soffrono di ansia.

Mi preoccupo per ogni cosa, divento teso e mi agito e finisco per scattare e prendermela con i miei figli“.

Con molto anticipo comincio a preoccuparmi di tutte le cose che potrebbero andare storte. Quando mi trovo nella situazione temuta, il mio cuore inizia a battere all’impazzata, le mie gambe si trasformano in gelatina e so che farò una figura ridicola. Devo assolutamente andarmene.

Mi sento come se ci avessi qualcosa nella gola che mi impedisce di respirare bene. La bocca è secca e non riesco a deglutire correttamente. Poi comincio ad avere il panico. Penso che morirò asfissiato.

La mia mente inizia a galoppare, mi sento come se avessi perso il controllo e mi sento come impazzire o qualcosa del genere“.

Mi sveglio spesso di notte con la testa in subbuglio, e non riesco a riaddormentarmi per la preoccupazione“.

Se si soffre di ansia si potrebbero avere pensieri simili.

A volte è possibile soffrire di ansia e non riconoscerla, soprattutto se non si pensa a te stessi come persone ansiose. Le persone spesso scambiano i sintomi di ansia per una malattia fisica.

Pertanto, il primo passo per imparare ad affrontarla correttamente è riconoscere se abbiamo un problema con l’ansia.

L’ansia ha ripercussioni in almeno quattro ambiti del nostro comportamento:

  • su ciò che sentiamo.
  • su ciò che pensiamo.
  • sul nostro corpo.
  • su come agiamo.

Al fine di verificare velocemente se si soffre di un disturbo d’ansia, leggi le prossime affermazioni che si riferiscono ai comuni sintomi dell’ansia:

Quando l’ansia è pervasiva si avverte la sensazione di essere:

  • Mi sento, ansioso, nervoso, preoccupato, spaventato per qualcosa o qualcuno.
  • Mi sembra che sta per accadere qualcosa di terribile
  • Mi sento nervoso, stressato, apprensivo, sempre sul filo del rasoio, irrequieto
  • Mi sento strano, stordito, distaccato o in preda al panico

L’ansia influenza anche il pensiero:

  • Sono costantemente preoccupato.
  • Ho difficoltà di concentrazione.
  • Ho pensieri frenetici e salto continuamente da un pensiero all’altro.
  • Mi Immagino che mi capiteranno le cose peggiori e non riesco a staccarmi da questo pensiero.
  • Ritorno con la mente costantemente sulle stesse preoccupazioni, ancora e ancora.
  • Penso:

“Sto perdendo il controllo”

“Sto crollando”

“Sto per svenire”

“Le mie gambe non mi reggono, stanno per collassare”

“Avrò un infarto”

“Sto impazzendo”

“Non ce la farò”

“Devo assolutamente andarmene, non posso stare qui”

L’ansia modifica anche il corpo

  • Il cuore batte forte, salta un battito
  • Si avverte il torace costipato o doloroso
  • Si avverte formicolio o intorpidimento delle dita dei piedi o delle dita delle mani
  • Si sente lo stomaco in subbuglio o si sentono le “farfalle” nello stomaco
  • Si ha l’urgenza di andare in bagno
  • Si avverte la sensazione di nervosismo o irrequietezza
  • Si avverte tensione muscolare
  • Si percepisce dolore diffuso nel corpo
  • Si ha una sudorazione eccessiva
  • Cambiamenti respiratori
  • Si avvertono vertigini, testa leggera

L’ansia influenza le azioni

  • Si cammina avanti e indietro in modo afinalistico
  • Si inizia un lavoro e non si porta a termine
  • Non riesce a rimanere seduti e rilassarsi
  • Non si riesce a rimanere fermi
  • Si parla velocemente o più del solito
  • Si mostra un comportamento aggressivo e irritabile
  • Aumento del consumo di alcol
  • Si Fuma di più
  • Si Mangia di più (o di meno)
  • Si evitano le situazioni temute

 

Se ti sei riconosciuto nella maggior parte dei sintomi sopraelencati e questi sintomi si verificano in modo eccessivo e regolarmente, è probabile che si soffra di un qualche disturbo di ansia.

Cosa causa l’ansia?

L’ansia è la sensazione che proviamo quando il nostro corpo risponde a un’esperienza spaventosa o minacciosa. Questo tipo di risposte è stata chiamata reazione di attacco o fuga. Essa è semplicemente la risposta del il corpo che si prepara all’azione, o per combattere il pericolo o per scappare da esso il più velocemente possibile. Lo scopo dei sintomi fisici dell’ansia è quindi quello di preparare il corpo a far fronte ad una minaccia.

Per capire cosa sta succedendo nel corpo è sufficiente immaginare di essere attaccati da qualcosa che avvertiamo come pericoloso.

Non appena si avverte la minaccia, i muscoli si irrigidiscono pronti all’azione. Il cuore inizia a battere più velocemente per portare più sangue ai muscoli e al cervello, dove è più necessario. Il respiro si fa più veloce per fornire maggiore ossigeno al corpo necessario per aumentare l’energia. Aumenta la sudorazione per equilibrare il surriscaldamento del corpo. La bocca diventa secca e la pancia potrebbe essere in subbuglio. Quando ci si rende conto che la minaccia in realtà non è tale, quelle sensazioni cessano, ma dopo questa esperienza ci si può sentire scossi, deboli e stanchi.

La risposta di attacco o fuga è un sistema basilare che risale probabilmente ai tempi in cui i nostri progenitori abitavano nelle caverne, ed è presente anche negli animali. La risposta attacco fuga è un sistema fondamentale per la sopravvivenza, senza di esso la specie umana probabilmente non sarebbe sopravvissuta. Fortunatamente, al giorno d’oggi non corriamo più il pericolo di essere sbranati da una tigre dai denti a sciabola, sfortunatamente però molti degli stress a cui siamo sottoposti non possono essere affrontati o evitati, i sintomi dell’ansia, di conseguenza non aiutano. Infatti spesso ci fanno sentire peggio, soprattutto se non vengono capiti.

Come si autoalimenta l’ansia?

A volte l’ansia può diventare un problema serio per una serie molteplici di ragioni:

Alcune persone sviluppano una personalità di tipo ansiosa, probabilmente per esperienze precoci che li hanno reso ansiosi e insicuri, e hanno appreso a preoccuparsi costantemente tanto che preoccuparsi diventa un’abitudine.

Altri diventano ansiosi perché sottoposti a molteplici eventi stressanti nel corso vita, ad esempio lutti, licenziamento, divorzio, separazioni.

Altri diventano ansiosi per incapacità a reggere la pressione al lavoro, ad esempio, quando lavorano fino a tardi, o quando si lavora costantemente sotto organico.

Oppure si diventa ansiosi per questioni più private, per esempio a causa di problemi finanziari, familiari o di relazione.

Di fronte a tutte queste situazioni, a volte si innesca un vero e proprio circolo vizioso dell’ansia. Poiché i sintomi fisici dell’ansia possono risultare spaventosi, insoliti e spiacevoli, le persone spesso reagiscono pensando che in loro c’è qualcosa di fisicamente sbagliato, o che sta per accadere loro qualcosa di veramente terribile. Questo di per sé causa l’aumento esponenziale dei sintomi dell’ansia che portano la persona di preoccuparsi ancora di più, creando così un circolo vizioso che si autoalimenta.

A volte chi ha sperimentato i sintomi dell’ansia in una certa situazione può iniziare a prevederne la comparsa focalizzandosi sulla percezione dei sintomi stessi e iniziare in questo modo a spaventarsi, questo a sua volta causa proprio i sintomi che si temono. Si inizia ad avere paura della paura. 

Quando il circolo vizioso dell’ansia si è innescato, questo è alimentato con molti pensieri ansiosi e giudizi su di sé che hanno l’effetto di incrementare ulteriormente i sintomi dell’ansia. L’evitamento esperienziale è utilizzato spesso come un modo per tenere sotto controllo l’ansia. È naturale evitare qualcosa che si ritiene pericoloso, ma il genere di cose che le persone tendono ad evitare quando soffrono di disturbi di ansia spesso non sono pericoli reali ma negozi e luoghi affollati, prendere l’autobus o la metro, mangiare al ristorante, parlare con le persone ecc. Queste cose non solo non sono pericolose, ma sono piuttosto utili e importanti per la vita delle persone.

Evitare tali situazioni può rendere la vita molto scomoda e difficile. Quando si avvertono i sintomi dell’ansia, si sente il bisogno di fuggire dalla situazione che la provoca e abbandonarla più velocemente possibile. L’evitamento e la fuga possono causare un notevole restringimento della vita esperienziale dell’individuo, la persona ansiosa fa sempre meno cose per paura di avvertire i sintomi dell’ansia. Questo comporta una grande perdita di fiducia in sé stessi che a sua volta influisce sul modo in cui la persona percepisce il proprio benessere. Questo alimenta ancora una volta un altro circolo vizioso!

Riassumendo

L’ansia è spesso la risposta fisiologica del nostro corpo ad uno o più stress o a situazioni percepite come pericolose. Alcuni di noi possono essere un po’ più inclini all’ansia e alle preoccupazioni rispetto ad altri.
L’ansia, sebbene possa essere una sensazione spiacevole, è la normale risposta del nostro corpo alla minaccia o al pericolo e non è pericolosa.
I sintomi dell’ansia sono parte della risposta del sistema adattivo di attacco/fuga geneticamente ereditato. Tale reazione istintiva è molto utile per spronarci ad agire.
L’ansia diventa un problema quando i sintomi diventano:
– eccessivamente gravi e sgradevoli;
– si protraggono per molto tempo;
– hanno una frequenza elevata per cui troppo spesso ci troviamo in preda ai sintomi dell’ansia;
– quando ci preoccupiamo eccessivamente e ci pensiamo che in noi ci sia qualcosa di gravemente sbagliato;
– quando ci impediscono di fare quello che vogliamo fare.
L’ansia grave è il risultato di un circolo vizioso in cui i nostri sintomi, pensieri e comportamenti non fanno altro che incrementarla.

Ansia: tollerare l’ambiguità

A volta le cose vanno male, tremendamente male. A volte ciò accade in un modo in cui non eravamo preparati. E qualche volta le cose accadono in un modo che mai avremmo preso sul serio o semplicemente immaginato. E qual è  la conseguenza di tutto ciò? Ci preoccupiamo, andiamo nel panico, abbiamo paura. Come indovini cerchiamo di predire il futuro oppure ci concentriamo sul passato in cerca di qualche antidoto alla nostra incertezza. in una parola diventiamo ansiosi. Tanto che per alcuni di noi, l’ansia pervade così tanto la nostra vita che non siamo più noi ad avere l’ansia ma è l’ansia che ha noi. L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta di un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo e che si attiva quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa. Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini, ecc.. Tali fenomeni sono estremamente fisiologici e naturali. Dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.

Immaginiamo due uomini delle caverne in mezzo alla savana che vedendo una forma indefinita all’orizzonte. il primo potrebbe interpretare lo stimolo come un animale feroce, l’altro come un cespuglio di bacche succulenti. il primo preoccupato desiste di andare a verificare e si va a rifugiare nella caverna. Il secondo alza le spalle e si avventura. Al ritorno il secondo racconta quante grosse e succose erano le bacche. Immaginiamo che questa scena avvenga varie volte e ogni volta il primo si rifugia nella caverna e il secondo va a rimpinzarsi di bacche. Tutto questo fino a quando il secondo cavernicolo non ritorna più. Allora il primo cavernicolo presa constatata la perdita, si dirigerà verso la grotta del secondo cavernicolo e prenderà possesso delle sue armi, delle sue pelli per vestirsi e magari anche della sua compagna.  Lo stimolo ambiguo, ha creato un’emozione (l’ansia) che ha portato a due coppie di comportamenti. I nostri antenati, coloro che sono sopravvissuti e ci hanno trasmesso il materiale genetico, sono stati selezionati per la loro cautela. Questo spiega, probabilmente, il motivo per cui gli esseri umani vivono l’ambiguità e l’ansia che ne deriva, come qualcosa di sgradevole, che deve essere risolta immediatamente. Qualcosa di intollerabile che quando non è possibile eliminarla, essa deve essere evitata.

L’ansia, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce quindi una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame) per decifrare e risolvere quell’ambiguità.
Quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, però, siamo di fronte ad un disturbo d’ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni. Tali disturbi, tra i più frequenti nella popolazione, creano grossa invalidazione e spesso non rispondono bene ai trattamenti farmacologici. Si rende necessario pertanto intervenire efficacemente su di essi con mirati interventi di psicoterapia di orientamento cognitivo-comportamentale, che hanno dimostrato alta efficacia in centinaia di studi scientifici.

L’obiettivo dell’intervento però non è la rimozione dell’ansia: tale obiettivo sarebbe di per sé irrealizzabile (come possiamo liberarci di un’emozione?). L’obiettivo è strategica flessibilità tra una persona completamente avversa all’ansia rispetto a chi non lo è per nulla (privo di ansia perché sicuro delle proprie certezze e categorizzazioni giusto/sbagliato. Quest’ultimo andrebbe sempre in giro trotterellando rischiando di essere mangiato ogni momento dalle belve feroci; il primo invece si lascerebbe morire di fame nella sua caverna.

L’Acceptance and Commitment Thetapy

L’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) è una psicoterapia per certi aspetti “nuova”, anche se gli studi e la ricerca hanno più di 30 anni alle spalle. L’ACT innanzitutto è una terapia comportamentale, dove ha un ruolo centrale l’azione, l’agire. Nello specifico si tratta di un agire guidato dai nostri valori.

Riprendendo quanto riferisce Russ Harris (2011) “l’ACT ci porta in contatto con ciò che conta realmente in senso più ampio: i desideri più profondi del nostro cuore rispetto a chi vogliamo essere e a che cosa vogliamo fare durante il nostro breve tempo sulla terra. Questi valori ci serviranno per guidare, motivare e ispirare il cambiamento comportamentale.”

Per l’ACT è fondamentale che la persona diventi consapevole dei propri valori in modo che questi diventino le bussole della propria vita capaci di orientare, capaci di guidare le nostre azioni, il nostro agire nel mondo.

Harris, inoltre continua “in secondo luogo l’ACT riguarda l’azione consapevole, l’azione che intraprendiamo consciamente, con piena consapevolezza, aperti all’esperienza e pienamente coinvolti in qualsiasi cosa stiamo facendo”. Qui Harris, fa riferimento, appunto, all’agire, all’azione ma dice anche che tale azione è un’azione consapevole: la nostra azione non è guidata dal “pilota automatico” (come siamo abituati a fare in modo quasi meccanico) ma è una scelta consapevole in linea con i nostri valori. In più dice anche aperti all’esperienza, ossia disposti ad accettare l’esperienza qualunque essa sia piacevole o spiacevole e soprattutto coinvolti nelle cose ossia presenti; in contatto e connessi con il qui ed ora. Riprendendo ancora Harris, “uno dei messaggi fondamentali dell’ACT è: Accettare ciò che è fuori dal controllo personale e impegnarsi nell’intraprendere azioni che arricchiscono la propria vita”.

Lo scopo che si prefigge l’ACT, in quanto psicoterapia, è quello di aiutare le persone a creare una vita piena ricca e significativa accettando il dolore che la vita inevitabilmente porta con sé.

Ma, in che modo l’ACT ci aiuta? Che cosa si fa in seduta?

Durante una terapia basata sul modello ACT, la persona acquisisce abilità psicologiche per gestire e relazionarsi con pensieri, emozioni e sensazioni dolorosi in modo efficace, in modo che essi abbiano un impatto e un’influenza minore sulle proprie azioni. Queste abilità sono dette abilità di Accettazione.

Inoltre, la persona verrà aiutata a chiarire quali sono i propri valori, cioè cosa è veramente importante e significativo; verrà aiutata ad utilizzare tali conoscenze per farsi guidare, stabilire obiettivi e intraprendere azioni che arricchiscono la sua vita. Queste abilità sono invece dette abilità di Cambiamento.

Nell’ACT viene distinta l’inflessibilità psicologica dalla flessibilità psicologica. Rispetto a queste due condizioni è possibili individuare i processi che contribuiscono all’una o l’altra condizione.

1) Fusione cognitiva vs Defusione cognitiva

2) Evitamento esperienziale vs AccettazioneACT

3) Dominanza di passato e futuro vs Essere in contatto con il momento presente

4) Attaccamento al Sé concettualizzato vs Sé come contesto

5) Mancanza di contatto con i valori vs Connessione con i Valori

6) Azioni infattibili vs Azioni fattibili e impegnate

I processi di sinistra descrivono l’inflessibilità psicologica: ad esempio di fronte ad una situazione di esposizione sociale una persona può avere il pensiero “farò una figuraccia! Mi derideranno tutti! Sono un incompetente” e provare una forte emozione di Ansia e poiché non tollera questa emozione e i pensieri connessi, evita di esporsi alla situazione sociale e per non avere tali stati interni può assumere sostanze (alcool o droghe) o cerca di sopprimere mentalmente i suoi pensieri.

In questo esempio si delinea una situazione dominata dai processi di sinistra: la fusione (vincolo) con i pensieri; l’evitamento esperienziale cioè la mancata esposizione alla situazione e il tentativo di sopprimere i pensieri; le azioni infattibili attuate: l’assunzione di sostanze; la disconnessione con i propri valori e il momento presente, la persona è proiettata nel futuro.

Nello specifico quando ci troviamo in una situazione di

1) FUSIONE COGNITIVA i nostri pensieri vengono esperiti come

verità assolute
regole o comandi da eseguire
minacce di cui ci si deve sbarazzare
qualcosa che sta accadendo nel qui ed ora sebbene si riferisca al passato o al futuro
qualcosa di importante che richiede tutta la nostra attenzione

2) EVITAMENTO ESPERIENZIALE: tentare di sbarazzarsi, evitare o scappare dalle proprie esperienze private indesiderate come pensieri, emozioni e ricordi. È l’opposto dell’accettazione.

3) LIMITATA CONSAPEVOLEZZA DI Sé: La fusione e l’evitamento esperienziale portano ad una perdita di contatto con il qui ed ora, si viene trasportati nel passato, ruminando o nel futuro rimuginando. Contattare il mondo presente include il mondo fuori e dentro di noi.

4) ATTACCAMENTO AL Sé CONCETTUALIZZATO: significa fondersi con la propria descrizione di sé, con la propria storia, quando cominciamo a pensare che siamo la nostra storia e come se quei pensieri e ricordi fossero la reale essenza di chi siamo

5) MANCANZA DI CHIAREZZA E CONTATTO CON I VALORI: i nostri valori vengono persi, trascurati, o dimenticati; questo implica che non li possiamo usare come guide efficaci per i nostri valori.

6) AZIONI INFATTIBILI: sono schemi di comportamento che ci allontanano da una vita consapevole e di valore. Sono schemi di azione che non contribuiscono a rendere la propria vita più ricca, piena e significativa ma piuttosto aumentano le lotte i conflitti o bloccano. (azioni impulsive, reattive o automatiche anziché consapevoli, ponderate e propositive).

Di contro nella DEFUSIONE la persona riconosce che un pensiero:

può essere vero oppure no
non è una regola o comando a cui di DEVE obbedire
non è sicuramente una minaccia
non è qualcosa che sta accadendo nel mondo fisico: UN PENSIERO E’ SOLO UN PENSIERO.
possiamo scegliere quanta attenzione dargli si può permettergli di andare e venire senza la necessità di trattenerlo o reprimerlo.
Nell’ACCETTAZIONE: si consente ai nostri pensieri ed emozioni di essere come sono, indipendentemente che sia piacevoli o spiacevoli o dolorosi, ci si apre verso di loro creando uno spazio, facendo cadere la lotta con loro e lasciarli andare e venire naturalmente. Lo scopo è quello di poter avere delle esperienze private dolorose, se e quando questo ci permette di agire sui nostri valori.

Nel CONTATTO CON IL MOMENTO PRESENTE: siamo nel qui ed ora, pienamente consapevoli dell’esperienza che stiamo vivendo.

Nel SE’ COME CONTESTO: non è un pensiero o un sentimento ma è “un punto di vista” dal quale possiamo osservare i nostri pensieri, sentimenti, sensazioni. È lo spazio psicologico in cui possiamo notare la nostra esperienza interiore senza esserne coinvolti.

Nella CONNESSIONE CON I VALORI: essere connessi con i valori cioè con asserzioni su ciò che vogliamo fare con la nostra vita, per cosa ci vogliamo impegnare e come ci vogliamo comportare in modo continuativo. Sono i nostri principi guida, le nostre bussole.

Le AZIONI FATTIBILI: significa intraprendere schemi di azioni guidati dai nostri valori, fare quello che serve per vivere secondo i nostri valori.

L’ACT è un psicoterapia comportamentale che si caratterizza per essere una terapia evidence-based; in letteratura si contano più di 150 studi che hanno dimostrato la sua efficacia. L’ACT si è dimostrata una terapia efficace con un ampio spettro di problematiche: depressione, disturbo ossessivo compulsivo, fobia sociale, disturbo d’ansia generalizzato, schizofrenia, disturbo borderline di personalità, stress lavoro correlato, dolore cronico, abuso di sostanze, adattamento psicologico al cancro, epilessia, controllo del peso, interruzione del fumo e autogestione del diabete (Bach e Hayes, 2002; Bond e Bruce, 2000; Brown et al. 2008; Bransetter et al. 2004 ed altri studi)

Per chi è adatta l’ACT? Harris risponde cosi: “…riesci a pensare a qualcuno per cui l’ACT non sia appropriata? Chi non trarrebbe beneficio dall’essere più presente psicologicamente; più in contatto con i propri valori; più capace di fare spazio alle sofferenze della vita; più abile a defondersi da pensieri, convinzioni, e ricordi; più abile a mettere in atto comportamenti efficaci in presenza di disagio emotivo; più abile nell’impegnarsi pienamente in ciò che sta facendo e più capace di apprezzare ogni momento della propria vita, indipendentemente da come si sente? La flessibilità psicologica comporta tutti questi benefici ed altri ancora..”

Le Emozioni, queste sconosciute

Tutti sperimentiamo le emozioni nel corso della nostra vita. Viviamo emozioni di varia natura e proviamo a gestirle con metodi più o meno efficaci e funzionali.

Senza le emozioni la nostra vita sarebbe priva di significato, di spessore, di ricchezza; le emozioni ci comunicano qualcosa sui nostri bisogni, sulle nostre frustrazioni e sui nostri diritti.

Possono rappresentare un motore per realizzare dei cambiamenti, per superare momenti ed eventi difficili e per comprendere se siamo o meno soddisfatti di come stiamo procedendo.

Ma cosa sono le emozioni? Come possiamo definirle?

Le emozioni rappresentano una complessa risposta del nostro organismo di fronte a stimoli interni/esterni.

Le emozioni comprendono:

  • risposte biologiche interne (es. modificazioni nei neurotrasmettitori, nella circolazione sanguigna e nella tensione muscolare)
  • sensazione fisica interna (es. “farfalle” nello stomaco, sentire avvampare il volto, impulsi ad agire legati all’emozione)
  • cambiamenti nel comportamento esteriore (azioni, espressioni facciali, comportamenti verbali)
  • pensieri

Questa risposta complessa in alcune circostanze può essere una risposta automatica ad un evento stimolo (es. reazione di attacco-fuga) oppure può essere mediata dal processamento cognitivo della situazione (es. giudizi, interpretazioni).

Facciamo un esempio: proviamo ansia quando non riusciamo a terminare un lavoro in tempo.

In questa occasione riconosciamo di essere preoccupati per non riuscire a portare a termine un lavoro – pensiero – e contemporaneamente sentiamo un’accelerazione del battito cardiaco – sensazione fisica – magari  e ci sentiamo fisicamente agitati  – comportamento motorio  e pensiamo di essere incompetenti – giudizio – .

Sebbene le emozioni siano componenti essenziali della nostra vita, molte persone temono le proprie emozioni e si sentono da esse sopraffatte, come se non fossero in grado di gestirle. Spesso non sono in grado di “regolare” le proprie emozioni.
La disregolazione delle emozioni corrisponde proprio alla difficoltà di gestire o elaborare efficacemente le emozioni, e può manifestarsi con una loro eccessiva intensificazione o al contrario con una loro disattivazione. Nel primo caso saremo portati a vivere l’attivazione emozionale come intrusiva e travolgente; nel secondo caso invece potremmo andare incontro ad un appiattimento emotivo anche verso quelle esperienze che solitamente dovrebbero destare un’attivazione emotiva.
La disregolazione emotiva si riferisce quindi da una parte alla difficoltà a regolare le emozioni tale per cui queste vengono esperite come intense, durature, incongrue alle circostanze, causando cosi disagio e sofferenza; oppure dall’altra parte su di esse la persona interviene con evitamento emotivo, sopprimendone la loro espressione e adottando un atteggiamento controllante su di esse. È indubbio che in entrambe le circostanze si svilupperanno quadri clinici significativi. La disregolazione emotiva è un aspetto psicopatologico caratteristico di diversi quadri clinici come il disturbo borderline di personalità, il binge eating, la bulimia nervosa, disturbi d’ansia e dell’umore, per citarne alcuni.

la regolazione emotiva permette di adottare delle strategie più efficaci e adattive; questa passa innanzitutto attraverso un riconoscimento delle stesse e in questo senso è importante riconoscerle e verbalizzarle, darle un nome, capire e distinguere le loro componenti. Inoltre è importante un altro aspetto: l’accettazione delle stesse. Le emozioni sono parte integrante di ognuno di noi, porsi come obiettivo quello di annullarle, eliminarle e non provarle non è un obiettivo perseguibile. Solo vivendole ed esprimendole avremo la possibilità di superarle, lasciando fare il loro corso noteremo come queste hanno un inizio e una fine. Altro aspetto importante ai fini della regolazione emotiva è allenare la propria attenzione consapevole e non giudicante alle emozioni del momento presente; in una sola parola mantenere un atteggiamento mindful. La mindfulness rispetto alle emozioni che si provano in un dato momento, significa notare ed esperire tali emozioni senza giudicarle, inibirle, bloccarle o distrarsi da esse.